CGIL, CISL e UIL hanno incontrato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso nell’ambito del confronto sul progetto relativo alle terre rare che interessa Porto Marghera. Un incontro che ha registrato segnali positivi, ma sul quale le organizzazioni sindacali intendono mantenere alta l’attenzione.
“La notizia del possibile deposito di terre rare a Porto Marghera – commenta il coordinatore provinciale di Uil Veneto Venezia Giuliano Gargano – non può essere letta come un semplice insediamento logistico. Se così fosse, rischieremmo di perdere un’occasione storica, riducendo il territorio a una funzione marginale dentro una filiera globale che altrove produce valore, innovazione e occupazione qualificata. Le terre rare rappresentano uno snodo strategico per le transizioni industriali ed energetiche in corso – dall’elettronica alle rinnovabili, fino alla mobilità sostenibile. Non è quindi il deposito in sé a fare la differenza, ma ciò che siamo in grado di costruirgli attorno. Porto Marghera ha tutte le caratteristiche per diventare un polo avanzato di reindustrializzazione, a condizione che si scelga una visione chiara: affiancare al deposito attività di trasformazione, recupero e riciclo delle materie, investendo in impianti industriali ad alto contenuto tecnologico. Questo significa creare lavoro stabile e qualificato, non solo movimentazione e logistica.
Ma ancora più importante è il legame con il mondo della conoscenza. Serve un ecosistema che metta in rete università, centri di ricerca e imprese, capace di sviluppare competenze sulle tecnologie legate alle terre rare: processi di raffinazione sostenibile, economia circolare, nuovi materiali. Senza questa integrazione, il rischio è restare ancorati a una funzione passiva.
Per la Uil, la sfida è duplice: da un lato governare questa trasformazione garantendo qualità del lavoro, sicurezza e sostenibilità ambientale; dall’altro rivendicare politiche industriali che vincolino gli investimenti a ricadute reali sul territorio. Non basta accogliere un’infrastruttura: bisogna contrattare sviluppo. Se ben orientata, questa operazione può segnare un cambio di passo per Marghera, trasformandola da simbolo di deindustrializzazione a laboratorio di nuova industria. Ma ciò richiede scelte coraggiose, una regia pubblica forte e il coinvolgimento delle parti sociali. Altrimenti, resterà solo un’occasione mancata”.
